Noris Lazzarini - PORTFOLIO

Noris nasce nella Milano dei primi anni Cinquanta, in una città che esce dal Dopoguerra, in ricostruzione e fervida di novità. è giovanissima all’inizio degli anni della Contestazione, ma ne percepisce la voglia di cambiamento e di festa, che saranno le caratteristiche principali delle sue scelte di vita. Scopre la fotografia nel 1978.

Dal 1981 al 1991 lavora nella Galleria "Il Diaframma" di Milano – la prima galleria europea interamente dedicata alla fotografia – come coordinatrice nella realizzazione di mostre e progetti editoriali.
Nel 1992 si trasferisce a Parigi dove rimane per tre anni, promuovendo l’attività di un gruppo di fotografi. Collabora con la Rivista Revue Noire alla Prima Biennale di Fotografia Africana tenutasi a Bamako, in Mali, nel 1994. Nel 1995 organizza presso la Maison Européenne de la Photographie una mostra di opere del fotografo colombiano Leo Matiz. è a Montmartre, nel celebre atelier Bateau Lavoir che nel 1993 realizza il suo primo ritratto con il foro stenopeico, e da allora priviligerà questa forma di espressione artistica incominciando a rappresentare il mondo attraverso delle semplici scatole.
Nel 1995 ritorna in Italia, ma il suo interesse per la produzione fotografica del continente africano e latinoamericano fa sì che si sposti per lunghi periodi all’estero. In Colombia, dove soggiorna per diversi mesi negli anni fra il 1995 e il 2000, inizia la sua attività didattica con la fotografia stenopeica e, come curatrice, organizza nel 1997, in collaborazione con il Goethe Institut di Bogotà e con la Biblioteca Publica Piloto di Medellin "Punto de vista-6 fotografos se interrogan acerca la fotografia hoy".

Nel 1998, con un’altra curatrice, Monica Fresco, soggiorna in Sudafrica dove seleziona le opere per la mostra itinerante "Alf Kumalo – fotografo sudafricano" e ne realizza il catalogo. Pubblicato da Leonardo Arte, questo riceve alla Biennale "Modena per la fotografia" il Premio "Oscar Goldoni" per il miglior libro fotografico dell’anno.

Dal 2001, riprendendo la tradizione dei fotografi itineranti del primo ’900, si sposta  con un camper completamente attrezzato come laboratorio fotografico oltre che come macchina fotografica gigante. A bordo insegna a grandi e piccoli cos’è la fotografia e mostra nel buio l’immagine capovolta e invertita della realtà esterna grazie a un piccolo foro praticato su una parete del camper.
Oltre a dedicarsi all’attività didattica, attualmente sta approfondendo la sua ricerca personale – professionale e artistica – con la fotografia stenopeica.

Le immagini di questa galleria sono state realizzate per la campagna di comunicazione di Casa Baladin, sono state stampate con la tecnica giclée al carbone su Hahnemuhle Fine Art Torchon.

Cristina Scalabrini lavora nel mondo dell’editoria. A tempo perso intraprende progetti fotografici autonomi o in collaborazione con la Macelleria dei Perdenti. “Come cani nell’acqua” è un’esplorazione onirica del mondo animale in una serie di immagini scattate sott’acqua. Stampe 40x50 ai sali d’argento, montate su alluminio.