Andrea Ferrari Wild Window

Stampe giclée realizzate dal laboratorio su carta Hahnmuhle Photo Rag Bright White 310gsm


Nel 2013 la galleria londinese Michael Hoppen Contemporary presenta a Paris Photo una selezione di immagini tratte da Wild Window, ciclo dedicato al linguaggio segreto della natura e ispirato ai primi cabinet di storia naturale.
Insieme alle immagini viene presentato un libro d’artista, accompagnato da un testo di Ermanno Cavazzoni e da un saggio critico di Laura Gasparini.
Sempre nel novembre 2103, per le edizioni Kerher Verlag, viene pubblicato The pictures included in this envelope, con testi critici di Quentin Bajac e Laura Gasparini. Il libro, precedentemente shortlisted per European Publisher Award e successivamente per the Kassel Dummy Award, è una ricerca visiva intorno ad una serie di oggetti, fotografie e memorabilia trovati nella casa di una sconosciuta farmacista milanese.
La collezione e le note biografiche di Giulia C, l’enigmantica figura all’origine del lavoro, permettono a Ferrari di riflettere sul tema dell’alfabeto visivo.

 

Realizzate in parte nella Galleria Lazzaro Spallanzani di Reggio Emilia, le immagini che compongono il progetto Wild Window tematizzano l’idea di armonia e complessità del mondo della natura, e il suo linguaggio segreto.

Idea portante del progetto è il concetto di sguardo come tratto universale del linguaggio umano ed animale.
Attraverso il gioco di sguardi che giungono dalle immagini di Wild Window, il rapporto di ambiguità tra colui che osserva e colui che è osservato diviene instabile: guardando l’insieme di piccoli occhi neri che ci fissano, noi stessi non ci sentiamo più osservatori con tutte le nostre certezze, ma siamo a nostra volta osservati, in un ribaltamento di ruoli.

Il focus percettivo della ricerca è affidato alla componente cromatica, che suggerisce nell’osservatore sospensione e spaesamento.
Questa cromia rosa carne non dipende solamente da una ragione estetica e formale, ma da un preciso nesso psicologico di rimando al colore della pelle. In questa direzione, l’uso stesso del colore è il tramite enigmatico della percezione sotto forma di inconscio visivo. Può sembrare irrilevante, ma è proprio l’intuizione della tonalità del colore della nostra stessa pelle che rende queste immagini astratte cosi vive e dense di implicazioni.

Il tema del linguaggio segreto si riflette nell’installazione stessa delle immagini di Wild Window, che non seguono l’andamento lineare e ordinato della catalogazione “dove gli esseri si presentano gli uni a fianco degli altri”(1) secondo l’idea del sapere tipica dell’enciclopedia scientifica, ma al contrario sono presentate a griglia dislocata, in modo da riflettere la narrazione della complessità della natura, “delle sue similitudini oscure”(2) e la meraviglia che genera in chi la osserva.

La mostra è accompagnata da un libro d’artista che richiama nella veste grafica, il taccuino del naturalista proprio perché a quel mondo immaginario l’autore si ispira. Il Libro è in edizione di 50 esemplari, ed è accompagnato da un testo di Ermanno Cavazzoni (tratto da Guida agli animali fantastici) e da un saggio critico di Laura Gasparini
(1) Michel Foucault, Le parole e le cose, Milano, Rizzoli 2009 (1966), p.154
(2) Ibid., p. 154