Luca Meola nasce a Milano nel 1977. Si laurea in Sociologia, collabora con organizzazioni per i diritti umani in Bolivia, lavora come operatore sociale a Milano fino al 2009. Poi sceglie la fotografia documentaria come unico mestiere. Vive tra Italia e Brasile. È membro della comunità Everydayprojects e socio di CODICI Ricerca.
Nel 2014 mette piede per la prima volta a Cracolândia, il più grande scenario di consumo a cielo aperto di crack dell’intero Sud America, nel quartiere Boca do Lixo di San Paolo. L’ossessione per quel luogo non lo lascia: dal 2018 al 2021 torna sistematicamente, con un obiettivo preciso — raccontare Cracolândia dall’interno, sottraendola allo stereotipo. La dipendenza è devastante, sì. Ma dietro c’è diseguaglianza, disoccupazione, abbandono strutturale. Le sue fotografie finiscono nei tribunali brasiliani come materiale di denuncia.
Il progetto vince il Premio Portfolio Werther Colonna al SI FEST 2021, il primo premio all’Urban Photo Award di Trieste e il Prêmio Militão Augusto de Azevedo del Museo di San Paolo. Nel 2023 viene esposto ai Musei Civici di Ascoli Piceno nell’ambito del Festival del Reportage.
Cracolândia
Un quadrilatero situato nel centro della città più ricca del Sud America, San Paolo, conosciuto come Cracolândia, la terra del crack, per la presenza di un mercato di stupefacenti a cielo aperto.La sua connotazione attuale, nonché il suo nome Cracolândia arrivò alla fine degli anni ’80 a partire dal vuoto lasciato dalla vecchia stazione degli autobus abbandonata dove avevano trovato rifugio spacciatori e consumatori di crack.Così mentre le imprese e le attività commerciali scomparivano e il crack si diffondeva in molte città del Brasile, i trafficanti cominciarono a controllare gran parte delle attività economiche di questo quartiere.
E’ dal 2018 che mi immergo in questo contesto, con l’obiettivo di costruire una narrazione alternativa attorno a questa comunità stigmatizzata.

